Uno sguardo al passato

Visitare i paesi e le valli della Comunità Montana Argentea, percorrere i sentieri che ne attraversano il territorio, raggiungere lo spartiacque ed ammirare il panorama della costa e del mare: tutto questo non può fare a meno di uno sguardo a quello che la civiltà rurale delle nostre valli è riuscita a creare nella sua vita millenaria.

Andando in giro per strade e stradine si incontrano le case rurali, con il cortile al sole, il pollaio al riparo dal vento, il pergolato, case che ci parlano della nostra storia e del duro lavoro di contadini costruttori: avevano muri di pietra e calce, solai e tetto di legno di castagno e di pino marittimo, copertura di ardesia. Erano case isolate, circondate da piccoli prati, terrazze coltivate, a volte un frutteto o un oliveto.

La frammentazione della proprietà agricola non impediva momenti di coesione e di socializzazione, come le veglie serali, i mercati, le feste patronali, entrate a far parte di una ricca tradizione popolare, fatta anche di canti, poesie, filastrocche, proverbi. Ma la vita quotidiana era soprattutto lavoro, un lavoro profondamente legato alla terra e al scitu, intorno al quale si raccoglievano tutte le attività del contadino montanaro di queste valli: l’allevamento del baco da seta (fra le più antiche), la coltura di ortaggi, patate e fagioli, la semina di grano e segale, l’allevamento del bestiame (soprattutto mucche, ma anche pecore e capre), la fienagione, la raccolta di frutta e olive, castagne e funghi.

A Sciarborasca (Cogoleto), nei pressi della “Casa del contadino”, la Comunità Montana ha allestito un Ecomuseo, percorso all’aria aperta che racconta attraverso bacheche e fotografie la vita e il lavoro dei contadini di una volta, ma anche di oggi.

Accanto alle attività rurali sono da ricordare quelle di carattere preindustriale, come i cantieri navali di Arenzano, attivi dal medioevo a metà novecento, le fornaci di calce a Cogoleto, ancora visibili in diversi punti della cittadina, e le cartiere di Arenzano e di Mele, che hanno sfruttato per secoli i pendii ripidi, i corsi d’acqua precipitosi e le intense correnti d’aria del nostro territorio.

Infine non si può dimenticare la toponomastica che, in secolari stratificazioni, ha dato un nome in dialetto ad ogni casa, prato o sorgente.

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